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Ho sempre seguito il consiglio di essere me stesso, ma intanto a 36 anni suonati ancora non avevo uno straccio di fidanzata, ma trovai il metodo giusto per trovare il vero amore. Su un vecchio tomo, molto antico, lessi di un rituale per evocare Ghurghgt'uhristangtgh il demone-bestia nero come la notte che non fu mai vista da alcuna anima mortale, dalle mille zampe e mille tentacoli neri di malvagità, ciascuna con mille dita nere di cupidigia, ciascun dito con mille unghie lorde di nera malattia, ciascuna unghia con mille micosi non trattate. Lessi che, se correttamente evocato e lusingato, il pericolosissimo demone era costretto a servirti, accontentandoti in una tua richiesta. Decisi che gli avrei chiesto di avere una donna. Per il rituale era necessario avere a disposizione una stanza completamente vuota nella propria casa, sul pavimento della quale si doveva tracciare un pentacolo. Ad ogni vertice della stella a cinque punte andava poi posta una candela nera accesa, ed al centro andava versata una stilla del proprio sangue. Dopo breve tempo si sarebbe sentito un suono gutturale raggelante, dopodiché al centro del pentacolo sarebbe comparsa un'ombra ed avrei potuto chiedere ciò che volevo, al termine di una invocazione riportata nella pagina che stavo consultando.

Proprio nel momento in cui stavo per apprestarmi a leggerla, sentii qualcosa sul mio braccio. Mi girai, anche se sapevo già chi era. Diavoletto. Il mio Yorkshire Terrier di poche settimane che pretendeva attenzione. L'ho chiamato così perché è molto vivace. Siccome era da un po' che mi dedicavo stoltamente alla ricerca di un rituale oscuro per trovare l'amore, l'avevo trascurato e quindi si comportava così. Ora guardava me, ora il grosso libro che era sul tavolo del mio salotto, come se volesse capirci qualcosa e perché catalizzasse così tanto la mia attenzione. Sembrava volermi dire che avrei dovuto interessarmi a lui invece che a quel libro. Avrei dovuto dargli retta. Una precisazione: ho detto che avevo trascurato Diavoletto, ma non ho mai scordato di dargli da mangiare, da bere e di portarlo a spasso, solo non gli mostravo affetto tanto quanto prima, cosa che fa molto indispettire i cani della sua razza fiera ed orgogliosa.

Feci una carezza al mio cucciolo e lo posai a terra. Mi guardò per un po', poi se ne andò a dormire nella sua piccola cesta nella mia camera da letto. Ripresi la lettura da dove ero stato interrotto ed incominciai a memorizzare l'invocazione, che trascrivo qui.

O potente ed orripilante Ghurghgt'uhristangtgh

figlio delle tenebre e padre del buio

ombra delle ombre ed ombra nelle ombre

io, misero e mortale di fronte a te

ti chiedo di esaudire la mia modesta richiesta.

Mi aiuterai, o Ghurghgt'uhristangtgh?

Ghurghgt'uhristangtgh!

Ghurghgt'uhristangtgh!

Ghurghgt'uhristangtgh!

La difficoltà stava nel pronunciare il nome del demone esattamente. Non era cosa di poco conto, dato che, oltre al fatto che già di per sè era pressoché impronunciabile, ogni lettera "g" andava pronunciata aspirando gutturalmente, cosa facile per un olandese, forse, ma quasi impossibile per un locutore di una qualsiasi altra lingua. Inoltre, durante tutta l'invocazione, il nome andava ripetuto ben cinque volte. Un solo errore, anche il più piccolo, e non si sarebbe ottenuto alcun controllo su Ghurghgt'uhristangtgh, l'ombra sarebbe diventata sempre più materiale, fino a quando il demone non sarebbe stato presente fisicamente, in tutta la sua enormità e malvagità, con conseguenze facilmente indovinabili per l'evocatore, in questo caso, me.

Presi del tempo per decidere, quasi tentato dall'idea di lasciar perdere tutto, per paura, ma, scelleratamente, optai in seguito per eseguire il rituale. Da pazzo quale ero, spostai tutti i mobili ed ogni altra cosa dalla mia camera da letto, compresa la cesta di Diavoletto, con suo grande disappunto, e li accatastai parte sui balconi, parte in cantina, per far sì che fosse vuota e in tal modo idonea ad eseguire il rituale. Lasciai però la cesta nell'anticamera fuori dalla mia camera da letto, confidando che nulla sarebbe andato storto e Diavoletto non avrebbe corso alcun rischio.

La notte in cui decisi di evocare il demone arrivò. Mi assicurai che Diavoletto dormisse ed entrai silenziosamente nella mia camera da letto. Tracciai con del gesso il pentacolo e posi le cinque candele nere, che subito dopo accesi. Misi fuori dalla porta il gessetto e i fiammiferi e con un ago bucai il mio indice destro sopra al centro del pentacolo. Attesi. Sentii il suono. Non era un'esagerazione ciò che era scritto nel libro, era davvero un suono orribile, non tenterò neppure di descriverlo, essendo una cosa impossibile. Poi apparve l'ombra. Non so come, ma era possibile accorgersi della sua presenza anche se era buio pesto. Nel libro comunque non era scritto che era distinguibile una bocca con fila di stretti denti neri aguzzi e soprattutto che aveva delle zampe simili a quelle di un lupo mostruoso che cominciarono immediatamente a tentare di afferrarmi. Dapprima fui preso di sprovvista e pensai istintivamente di fuggire, ma poi mi feci forza, ricordandomi che mentre era solo un'ombra, Ghurghgt'uhristangtgh non poteva farmi nulla, e cominciai a recitare l'invocazione.

Avevo predisposto tutto meticolosamente, avevo imparato quella nenia insopportabile a memoria, ma non avevo pensato ad una cosa. Avevo sempre pensato che mi sarebbe bastato ripetere quel nome odioso per sole cinque volte, ma non avevo realizzato che le "g" aspirate erano ben venticinque! Ad ogni mio tentativo di replicare quel suono alieno alla mia lingua ed alla mia laringe, sentivo sempre più fastidio e bruciore. La gola mi si seccava, ma era troppo tardi per tirarsi indietro ormai, dovevo provare ad andare fino in fondo.

Arrivato alla ultima "g" dell'ultima ripetizione, non riuscii a farcela e tossii. Sentii di nuovo il suono gutturale, ma stavolta divenne rapidamente infinitamente più intenso, una luce rossa infernale si sprigionò dal centro del pentacolo e l'ombra divenne a poco a poco più grande, fino ad essere alta come il soffitto della stanza. Si sentì poi un tonfo, come di qualcosa di pesante che appoggiava di colpo sul pavimento, fui preso dal panico e uscii in fretta dalla stanza, e poi fuori di casa. Non sapevo se sarebbe servito o no a salvarmi, ma certo era preferibile al rimanere in casa mia ad aspettare chissà quale morte. All'improvviso realizzai, Diavoletto! Era ancora dentro casa mia, proprio fuori dalla stanza dove quell'abominio maledetto si stava materializzando!

Sprezzante del pericolo ed incurante della mia stessa vita, tornai dentro casa mia e arrivai all'entrata dell'anticamera. Diavoletto era ancora nella sua cesta ma si era svegliato. Feci per prenderlo in mano ma proprio in quel momento la porta della camera da letto fu sfondata da un boato di luce nera luminosa... So che è difficile da capire, ma fu ciò che accadde, mi allontanai spaventato, sempre guardando verso la porta della mia camera, ma Diavoletto non mi seguì. Gli dissi di venire via, ma non si mosse. Era ancora molto assonnato, essendo un cucciolo. Fuggii. Prima di uscire nuovamente di casa mi voltai un'ultima volta. Vidi Diavoletto guardarmi con aria interrogativa e poi girare di scatto la sua testolina verso la fonte dei boati che si stava avvicinando a lui. Una visione che mi perseguiterà per sempre. Come avevo potuto portare ad una morte così orribile una creatura così piccola, indifesa ed innocente?

Andai a rifugiarmi in un parco pubblico, sentendo che crollavo dal sonno dopo aver corso per le strade, nella notte, come un forsennato. La mattina dopo, mi svegliai e guardai il mio orologio da polso. Erano le 11.27. Nessuno aveva fatto caso a me, mi avevano probabilmente scambiato per uno dei molti vagabondi che affollano la mia città. La visione del mio piccolo cane consegnato alle grinfie del demone era ancora ben fissa nella mia mente. Piansi per almeno mezz'ora, ma poi cominciai a ragionare. Come mai era tutto così tranquillo? Ci doveva essere un demone gigantesco in giro per la città e nessuno batteva ciglio? Andai alla più vicina edicola per leggere le ultime notizie. Nulla. Pensai che non avevano ancora terminato le tirature straordinarie o che il demone aveva distrutto la sede del quotidiano, allora entrai in un bar per sentire un telegiornale, niente neanche lì. Camminando per strada, nessuno parlava di nulla riconducibile agli eventi della notte prima. Possibile che Ghurghgt'uhristangtgh non era ancora arrivato in questa parte della città? Avevo corso parecchio la notte precedente, ma non mi ero allontanato così tanto. Forse  Ghurghgt'uhristangtgh ha interesse a colpire solo chi l'ha evocato sbagliando a pronunciare il suo ridicolo nome? In ogni caso mi avrebbe dovuto aver raggiunto, a quest'ora. I demoni sanno sempre trovare le loro vittime. Pensai anche che anche in quel caso avrebbe causato ingenti danni collaterali sulla sua strada.

Ripercorsi per un po' il tragitto che avevo compiuto di notte, al contrario, ma non c'era la benché minima traccia di devastazione, da nessuna parte. La curiosità si impadronì di me e decisi, con coraggio, di tornare a casa mia. Dall'esterno non si notava nulla di strano e le persone camminavano per le strade intorno alla mia abitazione come se nulla fosse. A questo punto non sapevo cosa pensare. Avrei avvertito la presenza di una bestia enorme in casa mia anche dall'esterno. Cosa ne era stato di Ghurghgt'uhristangtgh? E soprattutto, Cosa ne era stato di Diavoletto? Con decisione e decisamente anche parecchia sventatezza, entrai in casa mia. Era tutto in ordine, ma Diavoletto non si trovava da nessuna parte, e neppure il demone, come avevo pensato, ma non avevo ancora guardato in anticamera. La cesta di Diavoletto era ancora lì, intatta. Come era possibile? E lui dove era? Era ovvio, ormai, che Ghurghgt'uhristangtgh l'aveva preso come compenso per l'evocazione fallita e poi se ne era andato. Stavo per scoppiare nuovamente in lacrime quando pensai che non avevo ancora visto se era nella camera da letto. Senza convinzione, mi avvicinai al vano senza la porta, che giaceva ancora di fianco, e guardai dentro. Là, al centro di una pozza di uno strano liquido nero rappreso, c'era Diavoletto, con il pancino ben pasciuto, che sorrideva soddisfatto con la lingua di fuori. Quando mi vide, mi corse subito incontro guaendo e io mi chinai e lo presi in braccio. Ero davvero felice che fosse ancora vivo, una cosa che molto probabilmente non meritavo neppure, dato il modo in cui mi ero comportato in quei giorni.

Sì, gli Yorkshire terrier sono cani affettuosi, e anche intelligenti, ma non gradiscono essere trascurati e diventano seriamente ostili con chi riceve attenzioni dal loro padrone al posto loro.

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