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Fanny era una bambina che viveva con la sua famiglia in un posto dove nevicava molto, per lunghi periodi dell'anno, non c'era da meravigliarsi, quindi, che uno dei suoi passatempi preferiti fosse costruire pupazzi di neve appena fuori da casa sua. Un giorno, poco dopo Natale, i genitori di Fanny si resero conto di essere a corto di carbone per la stufa, e decisero quindi di recarsi in città per comprarne, lasciando la bambina sola in casa, con alcune raccomandazioni.

<<Mi raccomando, Fanny, non uscire di casa, nemmeno per fare uno dei tuoi soliti pupazzi di neve. Abbiamo informato tuo nonno e sarà qui tra un'ora e mezza, massimo due ore.>> le disse la madre.

<<E non tentare di giocare con la mia prolunga e con la stufetta elettrica di mamma, anche se sono i nostri regali di Natale, non sono giocattoli e comunque li abbiamo nascosti.>> le disse il padre.

Fanny guardò l'auto dei genitori che si allontanava da una finestra, dopodiché si sedette sul divano, annoiata. Il fatto di aver ricevuto come regalo di Natale un asciugacapelli non migliorava certo la situazione, per quanto fosse moderno e potente, non era esattamente divertentissimo giocarci. Andò a controllare la porta d'ingresso e si rese conto che era chiusa dall'esterno, come si aspettava. I suoi genitori erano soliti darle raccomandazioni riguardo cose che non avrebbe comunque mai potuto fare, e questo ne era un esempio eclatante.

Fece per tornare sul divano, rassegnata ad aspettare il nonno, quando si ricordò di una cosa. Quando era più piccola, una notte, si era alzata dal letto per cercare comprensione dai suoi genitori, dopo aver fatto un incubo e, senza che loro si accorsero di essere ascoltati, li sentì dire di come avessero nascosto una chiave della porta d'ingresso in un cassetto della scrivania. Certo, erano passati cinque anni, ma valeva la pena tentare.

Fanny si alzò speranzosa e corse nello studio del padre, aprì il cassetto che fortunatamente non era chiuso a chiave, e cominciò a frugare fra le carte. Dopo un po' trovò la chiave e, al culmine della contentezza, si mise cappotto, cappello, sciarpa e guanti e uscì di casa. Era trascorsa solo mezz'ora da quando aveva visto i genitori andarsene a quando aveva trovato la chiave, aveva tutto il tempo di fare un pupazzo di neve e rientrare prima che arrivasse il nonno.

Divertita, cominciò a creare una grossa palla di neve per fare il corpo, facendola rotolare sul terreno per farla diventare sempre più grossa. Poi ci mise sopra una palla di neve più piccola per la testa, alcuni pezzi di carbone divennero la bocca, una carota il naso e due vecchi bottoni gli occhi del pupazzo di neve. Gli mise in testa il suo cappello di lana e si guardò in giro per cercare qualcosa che potesse assomigliare a delle braccia, trovando strano che per un attimo fu come se i bottoni si fossero mossi da soli. Pensò che la neve della testa, a quanto pare, non era esattamente compatta e sistemò meglio gli occhi. A quel punto le sembrò che fu la bocca del pupazzo di neve a muoversi e le sembrò di sentire un mugolìo. Stupìta, si allontanò per cercare qualcosa che fungesse da braccia e trovò due rami adatti. Quando si girò per completare il suo pupazzo, le sembrò che fosse più vicino di dove l'aveva costruito. Pensò di essere intontita dal freddo,essendosi tolta il cappello, e mise i rami al pupazzo di neve ma, mentre lo fece, si accorse che più in là c'era una zona circolare dove lo strato di neve era assente ed era ben visibile il terreno. Una scìa andava da là fino al suo pupazzo.

Mentre Fanny guardava sbalordita, una voce disse: <<Grazie, adesso sì che sono completo.>>. Fanny ebbe un sussulto, si girò e vide che era stato il suo pupazzo di neve a parlare. Fanny non poteva crederci! Il suo pupazzo di neve era vivo! Il sogno di ogni bambino! O almeno di ogni bambino che vive nei paesi con un clima freddo.

<<Ti stavo dicendo prima, comunque, di non toccarmi gli occhi, mi dà fastidio. Tu come ti chiami?, il mio nome è Jack Worst.>> disse il pupazzo.

<<Io sono Fanny!>> disse la bambina, <<Ma "Jack Worst" non è un nome da pupazzo di neve, non ti dovresti chiamare "Jack Frost"? "Jack Worst" è un nome da pupazzo cattivo, e tu non lo sei.>>.

"Sì, invece, giochiamo a nascondino, preparati a correre." disse il malefico Jack Worst.

Fanny decise che non aveva più voglia di giocare con il suo pupazzo e si precipitò in casa con il cuore che le batteva all'impazzata, mentre Jack le veniva dietro velocissimo. Entrò, ma non fece in tempo a chiudere la porta che Jack la sfondò aprendola ed entrò. Fanny cadde sul pavimento battendo la schiena.

<<Questo però non è "Nascondino"! Non hai nemmeno contato!>> disse singhiozzando la bimba.

<<Io faccio le regole e io le infrango.>> disse Jack Worst, chinandosi su di lei, <<Per esempio adesso sono stufo di giocare a "Nascondino". Preferisco fare una bella merenda con te.>>

Dicendo questo, si portò un dito scheletrico di legno alla bocca e lo fece scorrere da un angolo all'altro, facendo cadere il carbone e tracciando un solco nella neve, che si aprì poi come se fosse una vera bocca, rivelando molte stalattiti e stalagmiti di ghiaccio aguzzissime.

Fanny, inorridita alla vista della nuova bocca di Jack Worst, e capendo di essere lei la merenda, arrancò sul pavimento con i gomiti, sempre rivolta verso il pupazzo, poi si girò, si alzò e corse per il corridoio. L'interno della casa era troppo stretto per il pupazzo, che si muoveva a fatica. Fanny pensò che aveva fatto bene a farlo così grosso e si nascose nello studio del padre.

<<Dove seeeeeei... Piccola? Ho un brutto vuoto di stomaco... Fatti vedere...>> Jack la stava cercando. Fanny sentiva che distruggeva ogni porta di ogni stanza della casa. A giudicare dal numero di porte abbattute, al mefitico Jack rimaneva solo lo studio da controllare. La bambina capì che aveva bisogno di un arma, ma cosa mai avrebbe potuto trovare in uno studio? Avrebbe potuto combattere Jack con una cucitrice ed un righello? Lo strisciare della neve sul pavimento era sempre più vicino. Poi le venne in mente la passione del padre per i super-alcolici, cercò ovunque forsennatamente ma alla fine trovò uno scalpello da ghiaccio molto puntuto. La porta dello studio andò in frantumi. Jack era arrivato. La vide.

<<Ah, eccoti qui...>> disse Jack, e spalancò la sua bocca orrenda, avvicinando la testa a Fanny, che si ricordò delle parole di Jack stesso e lo pugnalò in fretta nei bottoni, facendolo barcollare e gridare in modo orribile.

<<AAAAAHHHHHH! Odio quando la merenda non collabora!>> esclamò Jack mentre Fanny scappava nel corridoio, verso la porta d'ingresso. Correndo per il corridoio, notò oltre la porta distrutta della camera da letto dei genitori, la stufetta della madre e la prolunga elettrica del padre che sporgeva da sotto il loro letto, aveva visto giusto, dopotutto. Mentre raggiungeva la porta d'ingresso, sentì il rumore di un'automobile che si fermava ed una portiera che si apriva e sbatteva. Giunta sulla soglia, vide il nonno che la salutava da lontano agitando la mano, con il suo cane di San Bernardo, Bernie, al guinzaglio, che andavano verso di lei.

Fanny tentò disperatamente di far capire a gesti al nonno del pericolo che era dentro casa sua, essendo troppo lontana anche per gridare, quando sentì la voce odiosa sdoppiata di Jack Worst dietro di lei.

<<Aaaaahhhh, altri con cui giocare, bene... Vado subito da loro a dar loro il benvenuto!>> disse il mostruoso pupazzo di neve, aggiustandosi i bottoni che aveva come occhi, e si diresse di corsa verso il nonno ed il grosso cane, entrambi basiti.

Bernie tentò di assalire Jack, percependo la sua malvagità, ma questi lo scaraventò via con facilità, poi fu sopra al nonno in un secondo, colpendolo con i suoi rami e aprendo e sfiorandolo con i suoi denti terribili. Il nonno resisteva, ma per quanto avrebbe potuto? Fanny non sapeva cosa fare, sentendosi in colpa perché le sue trasgressioni avevano messo tutti in pericolo e il nonno sarebbe morto, e molto probabilmente sarebbe toccata la stessa sorte anche a lei, ma fu proprio pensando alle sue trasgressioni che ebbe un'idea: era uscita di casa laddove non avrebbe dovuto, tanto valeva violare anche tutte le altre raccomandazioni dei genitori. Entrò in casa, prese il suo asciugacapelli che aveva ricevuto in regalo ed andò nella camera da letto matrimoniale, inserì la spina dell'asciugacapelli nella prolunga e la spina della prolunga in una presa elettrica del muro, poi tornò fuori portando anche la stufa elettrica della madre con sè. Avvicinandosi, sentì Jack Worst dire:

<<...E non sperare in quella cretinata di "Addio a tutti, un giornò tornerò", io sono qui e qui resto, PER SEMPRE!>>

Fanny, fuori dalla soglia, sentì qualcosa vicino a lei, si girò e vide Bernie rannicchiato che tremava e guardava il suo padrone, impotente e mugolando tristemente. Non era ferito, era la paura a bloccarlo. Proprio lui, che quando era un cucciolone buttava giù tutti i pupazzi di neve fatti da Fanny, perché credeva fossero cattivi. Fanny pensò a questo, si avvicinò a lui e gli sussurrò in un'orecchio:

<<Non vedi, Bernie? e l'uomo di neve cattivo, attacca, attacca, salva il nonno...>>

Bernie smise di mugolare, si mise sulle quattro zampe ed emise un ringhio gutturale da gelare la spina dorsale a chiunque e corse abbaiando verso Jack. Il nonno era allo stremo.

<<Basta giocare, adesso... Mmmmm... Carne stagionata, eh? Ma c'è un po' di pelo da togliere, dove ho messo il rasoio?>> stava dicendo il malvagio Jack, ma non poté fare nulla perché il gigantesco San Bernardo gli saltò addosso, ed stavolta erano problemi per Jack, che solo dopo parecchio lottare riuscì a levarsi a stento di dosso il grosso cane, che fu richiamato a sè da Fanny, che gli disse:

<<Bravo, ora tocca a me.>>

Grazie all'intervento di Bernie, Jack Worst aveva perso le braccia e gli occhi, e non poteva vedere niente. Fanny approfittò dell'inaspettato vantaggio per avvicinarsi e puntargli contro l'asciugacapelli acceso alla massima potenza. Mentre il corpo di Jack cominciava a diventare soffice, Fanny gli avvicinò la stufetta e accese anch'essa alla massima potenza con tutti e tre gli elementi riscaldatori attivati, sempre mantenendo il getto d'aria calda dell'asciugacapelli verso di lui. Bernie impediva a Jack di allontanarsi, con la sua mole. Intanto il nonno si riprese, si alzò da terra, prese i rami che erano le braccia di Jack, si tolse di tasca la sua borraccia di grappa 90° e ve la svuotò sopra, poi le ficcò in bocca a Jack e vi avvicinò l'accendino acceso. In pochi minuti, dell'orribile Jack Wrost non rimase che una pozza d'acqua gelida, che il calore della stufa e dell'asciugacapelli fecero presto evaporare. Ora del malefico pupazzo di neve non rimaneva assolutamente nulla.

Il cappello di lana di Fanny giaceva nella neve, con il bordo leggermente bagnato. Fanny lo raccolse e si avvicinò al nonno per vedere che fosse tutto a posto.

<<Grazie, Fanny, mi hai salvato la vita.>> disse il vecchio, mentre lacrime di commozione e gratitudine gli solcavano il viso; ma all'improvviso le lacrime si congelarono e scoppiarono. Il nonno cambiò espressione e la guardò arcigno <<Però so che i tuoi genitori ti avevano detto di non uscire di casa. Se avessi dato loro retta, tutto questo non sarebbe successo.>>.

Il nonno sculacciò Fanny per tre ore filate. Bernie guardò soddisfatto.

Evil Snowman

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