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"Sei contento per stasera?" gli chiese sua madre. "Non posso dire di essere contento" rispose il ragazzo. Sua madre sospirò ed uscì dalla stanza. Da molti anni ormai il figlio non era mai contento di nulla, sembrava quasi lo facesse apposta ad essere così, anche perché alcune volte lo aveva visto quasi sorridere salvo poi ritornare ad essere impassibile come al solito. Certo lo faceva apposta e non si trattava di distimia come aveva suggerito lo psichiatra (o psicologo? Boh...) ma allora perché dal medico ci era andato senza protestare? Se faceva finta non avrebbe voluto andarci, o forse sì?

Si ricordava di come era cambiato da quando erano tornati dalla vacanza nella Cappadocia. Prima era il ritratto della gioia, rideva, scherzava e cantava canzoni. A dire il vero non faceva altro che rimpinzarsi e dormire, quando non guardava scemenze alla televisione o non era ubriaco; ma adesso era il non plus ultra della indolenza e della negatività, sempre con quella faccia da pesce lesso e la sua solita frase fissa: "Non posso dire di essere contento". Avevano provato a comperargli tutte le cose che desiderava, aveva frequentato corsi di meditazione e spiritualità; nulla aveva funzionato. Adesso erano riusciti a procurargli un appuntamento con un'aspirante modella (95-60-95) a cui piacevano i tipi appassionati di televisione come lui e neanche con quello si era scosso.

Mentre pensava a queste cose, il ragazzo nella sua stanza stava come al suo solito seduto senza fare niente, fissando il vuoto. Ma era veramente il vuoto? All'improvviso un fumo nero si formò dove stava guardando, e questo fumo aveva occhi rosso bragia (come sono colto); egli disse: "Ben fatto. Ricordati che non devi mai dire che sei contento, perché io odio la felicità e ti comando giacchè tu apristi l'uscio della prigione in cui nolente dimoravo." "Nulla ti dà il diritto di comandarmi" disse il ragazzo. "Sì invece, citrullo. Era scritto sulla stele all'entrata della mia stanza, ma tu entrasti lo stesso perché non sai una mazza di quella lingua antica, da turista danaroso ma intellettualmente e moralmente da quattro soldi quale tu sei." "Be' insomma ma che vuoi adesso? Vuoi obbligarmi a vedere la prima serata in tv per alimentare disperazione (è vero che vedeva televisione, ma solo vecchie serie tv di culto)?" disse il ragazzo. "Sarebbe divertente ma sono qui per altro. È passato un mese da quando fui liberato e iniziò il processo di possessione demoniaca. Dopo averti rotto le balle costringendoti a fare coglionate assortite e non farti dormire sussurandotene altrettante all'orecchio, è tempo del rituale che mi salderà nel tuo mondo e tu sarai il mio tramite fisico ahahahahahahahahahah... <tre ore dopo> ...ahahahahahahah... ? Oh, sveglia! Ti sei addormentato?" "E per forza, hai riso diabolicamente per tre ore." rispose il ragazzo. "Ehm... Insomma! È già ora del rito! Dobbiamo sbrigarci!" disse il demone osservando una meridiana da non-polso (perché le nuvole di fumo non c'hanno mica i polsi) che si era fatto apparire all'uopo. "Se magari non stavi tre ore a ridere..." rispose il ragazzo. "Silenzio! Ripeti ciò che è scritto su questo tomo, a pagina 342!" ordinò il demone, facendogli comparire in mano un tomo rilegato.

Il ragazzo cominciò ad essere veramente disperato. E pensare che al catechismo gli dissero che i demoni sono stupidi; questo l'aveva in pugno senza possibilità di scampo. Intanto il demone ricominciò a parlare: "E non pensare di saltare qualche passaggio o leggere male apposta. In quel caso, posso pure dirtelo ma tanto non ti servirà a nulla stupido come sei, il rituale fallirebbe ed io diverrei inoffensivo per l'eternità in qualche modo che neppure io conosco. Ma tanto non puoi fare nulla, siccome puoi compiere solo le azioni che io ti comando". Il ragazzo sospirò e sfogliò il libro; cominciò a dire: "Come fare piacere a letto alla tua succube-12 pratici consigli" "Non la pagina 324, idiota!" disse il demone arrossendo. "Ho detto la pagina 342!" Il ragazzo aprì la pagina giusta e declamò "O potente Brapistrufurzeion, io reclamo che tu venga nel mio mondo, affinché ciò che io vedo e sento sia per sempre ciò che tu vedrai e sentirai per l'eternità." Poi continuò, mentre il demone sogghignava per ciò che aveva scritto nel libro "Ti prego di prendere possesso del mio corpo... flaccido, ciccioso (?) e più o meno repellente per usarmi come partenza per spargere il tuo pensiero e le tue azioni in tutto il mondo." Era finita. Mancava da dire solo l'ultima frase, ovvero 'Vieni, io sono contento di condividere l'involucro della mia anima.' Quindi continuò: "Vieni, io non posso dire di essere contento di condividere l'involucro della mia anima." Il demone sbraitò: "Cosa stai facendo, imbecille? Hai fatto fallire il rituale!" Al che il ragazzo rispose: "Ma l'hai detto tu che non posso dire di essere contento."

In quell'istante in cielo si formò un temporale ed un fulmine entrò dalla finestra, colpendo in pieno il demone, lasciando al suo posto un piccolo Chihuahua nero scodinzolante. Subito il temporale sparì, lasciando il cielo terso. Il ragazzo raccolse il piccolo Chihuahua festoso, che decise di chiamare Neretto. E aveva pure a disposizione l'appuntamento organizzato dai genitori per la serata! A pensarci bene, i demoni erano proprio stupidi.

ChihuahuaViansBigMacAttackMac8

Il demone diventò molto simile a questo piccolo cane.

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