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No, non sono i paccheri o le lasagne o qualunque altra cosa intendi cucinare per il pranzo di Natale.

Sonny aveva un bellissimo albero di Natale sintetico, la gioia del suo salotto, ma il pomeriggio della vigilia attaccò alla corrente dodici fra fili di luci fisse, intermittenti e altro, e così la presa andò in corto-circuito e il suo bellissimo albero prese fuoco e si rivelò impresentabile, una volta estinte le fiamme con il suo estintore. I fili dorati ed argentati bruciacchiati, le palle deformate ed il puntale ricurvo. Siccome tutti i negozi erano chiusi, Sonny prese un'ascia e uscì di casa. C'era una bella foresta piena di abeti fuori città ma siccome non aveva voglia di andare fino a là salì su una collina vicino a casa sua, dove un abete cresceva nel cortile spettrale di un manicomio infestato abbandonato, costruito dove una volta c'era una chiesa sconsacrata, eretta su un cimitero indiano che riutilizzava sepolcri sumeri, dove numerosi fossili di mammiferi del Cenozoico e dinosauri di ogni specie, sia erbivori che carnivori, erano stati rinvenuti in quantità inquietantemente insolite, durante scavi in cui molti persero la vita durante strani incidenti, restarono mutilati, o divennero pazzi senza motivo. Una volta arrivato in cima Sonny sollevò l'ascia per abbattere l'albero ma una voce demoniaca lo interruppe, ecco cosa disse:

<<Incivile! Gli abeti non si abbattono per farne alberi di Natale! Scava intorno alle radici, e ripiantalo qui dopo le feste!>>

Sonny allora scavò in qualche modo con la lama dell'ascia, prese l'abete e se ne andò portandolo in spalla perché non era affatto imponente. A casa, gettò l'albero vecchio nel bidone della spazzatura e mise il nuovo al suo posto, lo decorò con altre decorazioni che aveva in casa e cenò. Non sapendo bene cosa fare perché in televisione non c'era niente di interessante e alla messa di mezzanotte non aveva alcuna voglia di andare, andò a dormire alle nove e mezza.

Quasi a mezzanotte fu svegliato da qualcosa che sentiva strisciare sulla sua caviglia. Mentre sollevava il busto per vedere cosa fosse, la medesima cosa strinse attorno alla sua caviglia e lo trascinò giù dal letto, facendogli battere la schiena ed irritandolo non poco. Mentre veniva trascinato fuori dalla stanza cercò inutilmente di liberarsi dalla stretta, ma riuscì a capire al tatto che era uno dei suoi fili argentati, che si muoveva da solo strisciando come un lombrico, a portarlo giù dalla scale verso il suo salotto. Lì vide l'albero di Natale che agitava i fili dorati ed argentati come se fossero tentacoli, preparandosi ad afferrarlo, mentre la punta era piegata cosicché il puntale diventato stranamente aguzzo potesse facilmente trafiggerlo. Inoltre tutte le luci natalizie erano andate in corto-circuito di nuovo ma stavano accese lo stesso, alimentate da una forza oscura, e scoppiettavano e mandavano scintille tutto intorno e il loro lampeggiare, in alfabeto Morse, diceva: <<Gnam, gnam>>, mentre ai pupazzetti di Babbo Natale che Sonny aveva appeso erano cresciuti denti aguzzi e, ora cercavano di morderlo, ora si leccavano le labbra come se stessero pregustando un lauto succulento pasto.

Mentre Sonny veniva trascinato sempre più vicino all'albero malefico, i rintocchi di mezzanotte risuonarono dal vicino campanile, e il demonio vegetale si bloccò improvvisamente, come se avesse dovuto stare all'erta perché il suo più grande nemico era arrivato a combatterlo.

Un raschiare si udì provenire dalla canna fumaria e un secondo dopo un uomo enorme e barbuto atterrò nel caminetto buttando fuliggine ovunque.

Era arrivato Babbo Natale.

Reggeva in mano una katana insanguinata e con essa recise il filo argentato che stringeva la caviglia di Sonny con un singolo colpo preciso da samurai. L'albero emise uno stridìo orribile. Sonny strisciò via al sicuro mentre un filo-tentacolo avvolgeva Babbo Natale e iniziava a tirarlo verso l'abete maledetto. Ma Babbo restò sui suoi piedi senza muoversi di un millimetro, fino a quando il filo non fu teso quanto voleva lui e si lasciò andare di proposito, sfruttando il momento creato, tirando, dallo stesso albero, e facendo un salto mortale aereo per atterrare con tutto il suo peso sull'albero, alla massima velocità possibile. Ovviamente la scossa elettrica proveniente dalle luci non lo scalfì minimamente perché come tutti sanno, Babbo Natale è invulnerabile la notte della Vigilia. Dopo che si fu alzato dall'albero distrutto, Babbo Natale si diresse verso Sonny per, sembrava, prestargli aiuto. In quel momento l'albero si piegò spaccando il tronco, che si rivelò essere cavo. Dall'interno uscì un mostro viscido senza peli, simile ad una salamandra ma con una testa esageratamente grossa, occhi malvagi, denti aguzzi e quattro zampe ossute ed artigliate, che si avventò su Babbo Natale mentre questi gli dava le spalle. Senza neanche voltarsi lui afferrò l'abominio per la testa, con una sola mano, poi strinse fracassandogli il cranio in un secondo mentre il demone gemeva. Sonny stava per ringraziarlo, ma Babbo Natale lo interruppe e disse <<Non ero venuto per lui, ma per te, non sei stato bravo quest'anno>> e, mentre Sonny obiettava che lui era ormai adulto, prese un grosso pezzo di carbone dal suo sacco e glielo conficcò in bocca rendendolo cianotico e facendolo quasi soffocare, poi se ne andò. La mattina dopo Sonny buttò l'albero demoniaco e il mostro nel cassonetto dell'umido e rimise quello vecchio in soggiorno, dopo averlo tirato fuori dal bidone della spazzatura, perché per fortuna il netturbino non passava durante le feste ed era ancora lì. Da quella notte in cui rischiò la vita, Sonny imparò che nulla può fermare la magia del Natale, che il carbone non ha un buon sapore e che è meglio non prendere alberi dalla cima di una collina piagata dalla morte oscura fin dal Mesozoico.
Santa.jpg

Babbo Natale. Meglio fare i bravi bambini.

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