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Una sera che non era proprio sera, diciamo più tardo pomeriggio, un uomo andò a piedi ad un nuovo supermercato che avevano aperto un poco lontano da casa sua, uscendone carico delle tre borse della spesa che contenevano i prodotti acquistati.

Sulla via del ritorno, data la tarda ora (ma non così tarda, come spiegato in precedenza) e impaziente di strafogarsi del cibo acquistato, cercò di fare più in fretta a raggiungere casa imboccando una strada secondaria, una sorta di piccolo vicolo che non conosceva, pensando di aver trovato una scorciatoia.

Camminò per alcuni minuti finchè non trovò un cancello a sbarrargli la strada; capì dunque di trovarsi in una strada senza uscita e tornò rapidamente indietro siccome si stava facendo buio e voleva essere a casa per cena. Con l'impressione di averci messo un po' più di tempo a ripercorrere la stradina, rimase di sasso quando vide un altro cancello identico al precedente a sbarrargli il cammino.

Com'era possibile? Non poteva aver certo sbagliato a ritornare indietro, era fuori questione essendo la stradina ovviamente in linea retta ed essendosi voltato al cancello di prima per ritornare all'inizio del vicolo. Rifece il breve tragitto tornando di nuovo sui suoi passi e ancora trovò il primo cancello ad impedirgli di proseguire. Qualcosa non andava, stavolta ci aveva messo ancora più tempo a ripercorrere il vicolo.

Lievemente inquieto si incamminò di nuovo verso la strada principale, ormai circondato dalla fioca luce crepuscolare, che divenne presto oscurità, e da quella che in un primo momento credette essere una foschia serale. A metà tragitto la sensazione che la foschia lo stesse osservando gli raggelò il sangue. Si fermò paralizzato dalla paura, incapace di proseguire nonostante volesse farlo; la sua mente gli parlava dell'inutilità a proseguire, della certezza che avrebbe trovato di nuovo quel maledetto cancello o uno identico a bloccare la sua via per raggiungere casa.

Vide la foschia dapprima muoversi cangiando forma per poi striarsi di rosso davanti ai suoi occhi, finchè le strisce rosse non si spostarono a formare due grossi punti rossi e ci furono altri occhi oltre ai suoi nel vicolo. Occhi che lo fissavano.

Due occhi che parevano ora sospesi per aria, ora facenti parte di un volto fatto di nebbia appartenente ad un essere evanescente fatto della stessa foschia che ora non era più estesa in tutto il vicolo ma era tutta concentrata a comporre la presenza.

La presenza parlò con una cavernosa voce che pareva echeggiare dalle cavità degli Inferi. <<Sono il fantasma di questo luogo, che è una strada senza uscita stregata. Chi entra dapprima vede solo una strada senza uscita, ma se rimane fino a quando il sole è calato troverà un cancello anche all'entrata della strada; ogni volta che rifarà il tragitto sperando di uscire ad un'estremità, ci metterà sempre più tempo a ripercorrere la strada fino a quando tutta la luce del dì sarà sparita. È a questo punto che io compaio dinanzi alla vittima esasperata ed impaurita, a reclamare la vita di chi ha violato il mio luogo. Tu sei entrato ed ora morirai di paura per mano mia, la tua anima rimarrà per sempre parte di questa strada>>.

<<Eh? Cosa? Non ho prestato attenzione, stavo pensando a come si dovrebbe chiamare una strada senza uscita da tutte e due le parti. Strada bisenza uscita? Senza uscite? O forse strada senza entratuscita? Ci sono: strada senza uscitentrata, perchè ti accorgi dopo che anche l'entrata è bloccata!>> disse l'uomo.

<<In poche parole, ho detto che io sono un fantasma, morirai perchè questa è una strada senza uscita stregata>> rispose spazientito il fantasma. <<Interessante, ma ora vorrei andare, devo cenare>> rispose l'uomo. <<Non andrai da nessuna parte, starai qui... per sempre!>> rispose il fantasma avvicinandoglisi, mentre dei fulmini che faceva partire dal suo stesso corpo scoppiavano intorno a lui.

L'uomo rimase impassibile, destando lo stupore del fantasma, che gli chiese: <<Non ti spaventi? Ho detto che rimarrai qui!>> <<Bè, se è una strada senza uscita, è logico che non posso andarmene, no? Sono uno intelligigente io, son mica scemo. Però vorrei uscire, anche se non posso>> rispose l'uomo. <<Va bene, tagliamo corto. Mi hai già dato sui nervi. Ora morirai>> rispose il fantasma. <<Continuo a non capire, come faccio a morire? Sei solo un fantasma, non sei... non sei... uff... corporale... no! Corporeo. Ecco. Non mi veniva il termine, queste parole difficili...>> rispose l'uomo.

Gli occhi rossi dello spettro si strinsero mentre la foschia sotto di loro che era la sua bocca si mosse in un maligno sorriso ultraterreno. <<Come faccio ad ucciderti? Guarda qui.>> rispose l'entità prima di mutare in un'oscena apparizione urlante di mille voci mentre il suo volto si deformava in una visione orrendamente dentuta con una bocca spalancata attraverso la quale, in un macabro spettacolo, erano presentate scene di agonia, perfidia e follia violenta aventi come protagoniste miriadi incalcolabili di anime in pena dagli occhi orrendamente vuoti; alcune ridevano follemente seppur torturate, essendo ormai prive di qualunque umana ragione.

Il tutto mentre una blasfema luce cremisi carica d'odio illuminava la via come in una distorta parodia del giorno, rendendo visibili terrificanti sagome di schiere di nere creature deformi striscianti, ansiose di torturare anime evanescenti mortalmente pallide; poi, dopo alcuni terrificanti secondi, tutto tornò come prima e lo spirito guardò davanti a sè notando che l'uomo era sparito dalla sua vista.

<<Eccellente, il trucco imparato da Nyarlathotep funziona sempre; il citrullo è sparito>> disse il fantasma. <<A dire il vero no, sono qui sotto>> disse l'uomo attirando l'attenzione del fantasma. Effettivamente era proprio chinato per terra, tanto che la testa toccava quasi il suolo. <<Che accidenti stai facendo? Sei ancora vivo? Non hai visto niente di quello che ho fatto?>> chiese lo spirito. <<A dirti la verità no, mi sono chinato perchè mi era sembrato di vedere un centesimo per terra, invece era solo un sassolino piatto color rame. Suppongo fosse facile sbagliarsi, con questo buio>> gli rispose l'uomo.

<<Buio? E tutta quella luce cremisi orrida?>> chiese lo spettro. <<Non ho visto nessuna luce cremosa, ho visto solo una specie di luce rossa. Sembrava un film pornografico. A pensarci bene ho visto con la coda dell'occhio anche dei tizi scuri che si contorcevano schifosamente insieme a qualcuno con la pelle bianca. Ma fai i film pornografici con i negri e le donne bianche, nella tua via? Che schifo, sono deluso. Sembravi uno a posto anche se dici tante fesserie, che in fondo però sono divertenti>> gli rispose l'uomo.

<<Fesserie?>> disse lo spettro <<Sei tu quello che continua a dire idiozie come un decerebrato e non fa il suo lavoro di vittima di fenomeno paranormale! Sai cosa hai fatto? Non ti sei lasciato divorare l'anima perchè non hai visto un cavolo del mio numero, così non mi sono ricaricato l'energia spettrale necessaria per farlo di nuovo! Passeranno migliaia di anni prima che io sia in grado di farlo nuovamente con le mie sole forze; la mia attività paranormale è fallita!>>

<<Su, non fare così. Vuoi che ti regalo il mio sassolino che sembra una moneta per tirarti su di morale? Magari ne puoi fare collezione mentre aspetti che le migliaia di anni passano>> disse l'uomo. <<Tu non capisci, babbeo!>> rispose il fantasma esasperato <<Sono un fantasma giovane e fresco d'accademia, volevo dimostrare alla mia vecchia famiglia di fantasmi che il futuro degli spaventi era nell'avviare attività come la mia, che prendono spunto dalle cose lovecraftiane che avete scritto voi stessi umani. Orripilanze folli e letali che non uccidono nel senso proprio del termine ma che costringono la vittima ad un'eternità cosciente di orrori indicibili, non come si faceva ai loro vecchi tempi, trecento anni fa>>

<<Bè mi dispiace... Ma i fantasmi vecchi quando hanno le rughe si stirano come un lenzuolo per farle andare via? Oppure non ce le hanno? Scusa? Ehi?>> Le parole dell'uomo rimasero ignorate dall'afflitto spettro, che ora giaceva tristemente seduto per terra mormorando frustrato cose come <<La mia attività è fallita per colpa di questo imbecille... Non dimostrerò mai nulla... Non troverò mai la mia strada!>>

Al che l'uomo rispose: <<Come no? Sì che puoi! Io so come aiutarti!>> <<Davvero?>> rispose il fantasma speranzoso. <<Certo! Ci sei adesso, no? Non hai detto che questa strada è tua?>> disse l'uomo con un sorriso ebete, contento di aver aiutato lo spettro. <<Adesso scusa ma dovrei proprio andare, chissà che ore sono... Ma come faccio ad uscire? C'è sempre quella storia del cancello comparso all'entrata...>> continuò l'uomo mentre si girava a guardare il cancello d'entrata, dando le spalle al fantasma.

Il fantasma non si scompose. Si alzò lentamente e arrabbiatissimo dette una sonorissima pedata nel didietro all'uomo (tutti sapete che un fantasma può interagire con le cose vive e gli oggetti se è arrabbiato, vero?) facendolo volare sopra al cancello che bloccava l'uscita alla strada principale. Dopo che l'uomo atterrò, il fantasma gli lanciò pure le tre borse della spesa, ciascuna contenente fra le altre cose anche un cocomero, che gli rimbalzarono in testa una dopo l'altra.

Alle sue spalle l'uomo si sentì dire: <<Vai al diavolo! Me ne torno in Scozia, dove i fantasmi sono apprezzati! Imbecille!>>

Contrariato dal comportamento dello spirito l'uomo si girò per protestare, ma rimase perplesso.

Non c'era alcuna strada secondaria alle sue spalle.

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