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Adalberto lesse in un vecchio tomo di un demone che sottoponeva coloro tanto audaci da andare da lui a sette prove di difficoltà eccezionale. Se anche solo una delle prove era superata con successo, si ottenevano grandi ricchezze e vita eterna. Se nessuna delle prove veniva superata, il demone mandava il malcapitato all'inferno. In questo caso, però, il morituro aveva la possibilità di proporre una prova al demone che lo avrebbe lasciato libero se non fosse riuscito a superarla. Il demone non aveva mai fallito nessuna prova, fino ad allora, né nessuno era mai riuscito a superare tutte le sette prove, ma Adalberto decise di tentare, sicuro di riuscire.

Adalberto prese il suo frigorifero portatile ed andò nella grotta dove viveva il demone. Mano a mano che vi si addentrava, il calore aumentava. Ad un certo punto, un tizio con le corna gli apparve davanti. Adalberto capì che era il demone.

"Bene, mortale. Eccoti la prima prova.", disse il demone. "Risolvi questo.".

Una penna d'oca e una pergamena con un calcolo scritto in numeri sconosciuti apparvero. Adalberto scarabocchiò qualcosa senza troppa convinzione.

"La risposta è sbagliata.", disse il demone. "Ma sei solo all'inizio. Ecco la seconda prova.".

Un frutto mai visto sulla faccia della Terra apparve.

"Mangia di questo frutto, anche solo un piccolissimo morso, ma non sputarne nulla. Se lo farai, fallirai la prova.", disse il demone.

Adalberto staccò un morso e un sapore atroce pervase la sua bocca. Senza pensarci, sputò fuori quello che aveva in bocca del frutto.

"Seconda prova fallita" disse il demone, "Ecco la terza."

Un muro coperto interamente da strane inquietanti iscrizioni comparve, insieme ad un martelletto.

"Trova il punto esatto in cui colpire il muro con questo martelletto per farlo crollare" disse il demone.

Adalberto colpì il muro in un punto a caso, ma non successe nulla.

"Terza prova fallita. Te ne rimangono solo quattro. Sembra che tu non ci stia mettendo molto impegno" disse il demone, "Forse non hai ben capito cosa accadrà se non supererai almeno una delle prove. Comunque sia, ecco la quarta."

Uno strumento musicale dalla struttura impossibile secondo le leggi della materia apparve. La sua semplice visione procurava fastidio persino nelle menti più stabili.

"Se riuscirai a produrre anche una sola nota con questo strumento, avrai superato la prova" disse il demone.

Adalberto soffiò frettolosamente nello strumento. Non uscì nemmeno il più flebile suono.

"Quarta prova fallita." disse il demone, "Le cose si mettono male per te. Ecco la quinta."

Due enormi serpenti aggrovigliati fra loro con denti veleniferi aguzzissimi apparvero.

"Se riesci a districare questi serpenti, avrai superato la prova." disse il demone.

Adalberto non riuscì nemmeno ad avvicinarvisi, siccome i serpenti guizzavano continuamente verso di lui per morderlo.

"Quinta prova fallita" disse il demone, "Ne rimangono solo due. Ecco la sesta."

Un piccolo imp comparve.

"Se riesci ad afferrare e tenere in pugno questo imp per cinque secondi, avrai superato la prova" disse il demone.

L'imp era velocissimo e quell'unica volta che Adalberto riuscì ad afferrarlo sgusciò via dalle sue mani dopo neanche un secondo.

"Sesta prova fallita" disse il demone, "Le cose si mettono molto male per te, adesso, perché te ne rimane solo una. Ecco l'ultima prova."

Una grossa porta d'oro comparve su una parete della grotta, con a fianco mille chiavi d'oro ammucchiate disordinatamente.

"Dietro questa porta si trovano le grandi ricchezze di cui sicuramente sai, altrimenti non saresti venuto qui" disse il demone, "Se troverai la chiave giusta dal mucchio e con essa aprirai la porta, saranno tue e sarai libero di andartene. Se non ci riuscirai, ti strapperò l'anima e ti spedirò dritto dritto all'inferno. Hai a disposizione tre tentativi."

Adalberto prese una chiave e la inserì nella serratura, provò a girarla ma la porta non si aprì. Provò con una seconda, niente. Provò con un'altra, idem.

"Bé, sembra che abbiamo finito... Pronto per finire all'inferno?" chiese il demone. "C'è il fatto della prova a cui io dovrei sottoporti." rispose con calma Adalberto. "Ah, sì, avevo scordato, tanto non ci riesce mai nessuno. Sentiamo, và."

"Questa prova è suddivisa in due parti, se ne fallirai anche solo una delle due, fallirai tutta la prova." disse Adalberto, aprendo il suo frigorifero portatile e prendendo un oggetto, che il demone non aveva mai visto, da esso.

"Nessun problema, io so fare di tutto." rispose baldanzoso il demone.

"Prima parte della prova: fai stare su questo oggetto." disse Adalberto.

Il demone appoggiò per terra l'oggetto come era più logico fare. L'oggetto rimase stabile e non cadde.

"Bene, penso che possiamo andare" disse il demone.

"No, c'è ancora la seconda parte" gli disse Adalberto, "Capovolgi l'oggetto e fai la stessa cosa. Conficcarlo nel terreno non vale."

Adalberto se ne tornò a casa ricchissimo e col pensiero fisso di come avrebbe fatto a trascorrere un'intera eternità senza annoiarsi.

Intanto, nella sua grotta, il demone guardava arrabbiato il pezzo di carta che l'unico mortale che era riuscito a batterlo si era lasciato dietro. Lo aveva visto staccarlo proprio dall'oggetto che aveva causato la sua sconfitta, che si era poi portato alla bocca. Ora era là, per terra davanti a lui. Il demone poteva vedere strane immagini colorate e fastidiose su di esso e poteva leggervi una strana parola scritta in stampatello: "ALGIDA."

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