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Williams Causyatedye, per gli amici Will, era il miglior impiegato del suo ufficio. Una volta. Ora la sua attività preferita era tormentare e rendere la vita impossibile ai colleghi nuovi, usando come giustificazione la sua anzianetà in servizio. Pretendeva dai colleghi giovani di portargli sempre il caffé ogni volta che voleva, e sbolognava loro praticamente ogni lavoro che non aveva voglia di terminare, soprattutto se sapeva che non erano ancora abbastanza esperti da saperlo completare, in modo da poter poi infuriarsi con loro e gridare loro contro, pretendendo ed ottenendo somme discrete in denaro per non denunciare la loro incapacità al capoufficio di turno. Di turno sì, perché nemmeno i capiufficio gradivano molto Will ed il suo modo di fare, anzi non lo gradivano per nulla e sospettavano che mobbizzasse i colleghi, ma non potevano fare nulla senza che almeno uno dei dipendenti denunciasse la cosa. I pochi capiufficio che intraprendevano iniziative contro Will, di qualsiasi tipo esse fossero, si scontravano contro un muro indistruttibile di untuosità e servilismo, e non ottenevano assolutamente nulla; quelli che non si rassegnavano a chiedere trasferimento a malincuore, subivano la rappresaglia degli amici in alto loco di Will, e venivano o trasferiti contro il loro volere o licenziati in tronco.

Così Will continuava indisturbato a piagare la vita nel suo posto di lavoro e non solo, perché neanche la stanza della pausa caffé si salvava dalla sua nefasta influenza, infatti era proprio quello il luogo adibito da Will per fare conoscenza con i nuovi arrivati e fare loro capire chi era che comandava da quelle parti. Will attendeva sadicamente ogni giorno in cui sapeva che un novellino giovane ed indifeso sarebbe arrivato a prendere il posto dell'ultimo che aveva mandato dallo psichiatra dopo l'ennesimo esaurimento nervoso causato dai suoi sorprusi.

Questo era uno di quei giorni.

Will si alzò pregustando ciò che avrebbe fatto di lì a poco e si diresse verso la sala con la macchinetta del caffé. Quando vide una figura a lui nuova davanti ad essa, scoprì i denti guasti in un ghigno compiaciuto, si avvicinò a ciò che per lui era carne da macello e gli disse: <<Piacere, sono Williams, il collega più anziano e più rispettato, qua.>>. <<Piacere.>> rispose lo sconosciuto, senza girarsi. <<Non si usa dire il proprio nome? Puoi avere dei problemi se non mi devi il dovuto rispetto, è una cosa piuttosto nota, una cosa che persino i miei genitori hanno dovuto imparare.>>. Lo sconosciuto non rispose. <<Voglio dire che c'è del lavoro da fare. E lo farai tu, essendo l'ultimo arrivato, qui.>> rincarò Will. <<Sono quasi sicuro che è un lavoro che spetta a te, quindi perché non te lo fai tu?>> rispose, calmo, lo sconosciuto. Will fu indispettito da quelle parole, era la prima volta che uno nuovo si permetteva di rispondergli così. Emise una risata secca ed acida, poi disse: <<Amico, credo che non sai con chi stai parlando...>>, <<Lo so eccome, invece, Will Causyatedye, e ad ogni modo non sono per nulla tuo amico, come avrai modo di scoprire tra poco.>>. Will cominciò ad avvertire un leggero senso d'inquietudine e fece caso, per la prima volta, che la superficie lucida della macchina del caffé non mostrava alcun viso nè nient'altro. Ora che ci pensava, quel tipo faceva un rumore ben strano sorseggiando il caffé, come se dell'acqua passasse a fatica fra numerosi scogli appuntiti. Innervosito, disse: <<Come fai a conoscere il mio cognome, razza di...>> e mise una mano sulla spalla dello sconosciuto e lo costrinse a girarsi per vederlo in faccia. Quello che vide fu un volto grigio con delle imperfezioni che si sarebbero dette bruciature, capelli neri scarmigliati e lunghi, occhi a fessura completamente rossi senza pupilla ed una bocca piena di denti aguzzi, che si aprì e disse: <<Sai, nell'ufficio dove lavoravo prima mi sono distinto in tortura e punizione proprio dei mobbizzatori come te, ma dopo tanti anni mi sono stufato e ho chiesto di essere riassegnato in un ufficio della superficie, tanto per cambiare, guarda un po' se mi dovevo trovare davanti come prima cosa ancora uno stupido mobbizzatore che mi ricordava il vecchio lavoro! Sei una seccatura, ora vedrai!>>.

Nessuno vide più Will, nè sentì più parlare di lui, ma le cose andarono solo migliorando dal giorno della sua scomparsa ed il nuovo arrivato prese il suo posto e si dimostrò essere migliore di lui in tutto e per tutto, tanto da meritarsi che tutti i suoi colleghi sorvolassero sul suo aspetto peculiare. Solo un piccolo trascurabile particolare guasta il clima di contentezza dell'ufficio, di tanto in tanto: la macchina del caffé fa uno strano rumore, mentre viene usata, simile ad un gemito umano, ma basta dirlo al tizio nuovo (a proposito, com'è che nessuno sa come si chiama?) che la ripara in un batter d'occhio, è l'unico che lo sa fare ma pretende di essere lasciato solo nella stanza durante la riparazione. Una volta un impiegato non ricevette il resto dalla macchina e mise due dita nella macchina per vedere se riusciva a prenderlo ma si fece male e desistette. <<Certo che quei macchinari là dentro sono micidiali!>> disse al tizio con la pelle grigia, <<Già, rispose lui, pensa che dolore per chi nella macchina del caffé ci vive.>> rispose lui con un ghigno soddisfatto. Visto? È anche spiritoso, proprio il collega ideale.
Macchina del caffè.jpg

Ma dove è finito Will?

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