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Era il 30 aprile del 1843 nel piccolo villaggio di Vielendankendorf, che sorgeva presso la Foresta Nera, in Germania, e come ogni anno, una volta calata la notte i suoi abitanti si sarebbero barricati nelle loro case, avrebbero tenuto sotto stretta sorveglianza i loro bambini e bambine e sarebbe toccato un destino orribile a chiunque fosse stato così incauto da trovarsi all'esterno, quando l'ultimo barlume della luce del sole sarebbe scomparso. Tutto ciò era dovuto ad un mostro orrendo che ogni anno, nella notte di Calendimaggio, arrivava dalla vicina foresta e portava morte e distruzione nel villaggio, le sue prede preferite erano appunto gli infanti. Gli era stato dato nome di "Meschenfresser", non a caso, ma il suo aspetto non era chiaro, essendo le sue incursioni avvenute solamente di notte. Solo Severus, il fabbro, sosteneva d'aver visto un'immensa sagoma nera su cui risaltava il luccichio di lunghissime zanne ed artigli, rivelato dal bagliore di un fulmine durante una notte di Calendimaggio di molti anni addietro, in cui ci fu un forte temporale.

Molte altre volte si era tentato di ispezionare la foresta per trovare il Meschenfresser ed ucciderlo, invano. Sembrava che comparisse dal nulla esclusivamente la notte di Calendimaggio, per poi scomparire. Nessuno, d'altronde, aveva mai avuto il coraggio di andare nella foresta durante quella particolare notte dell'anno, quando sarebbe stato più che sicuro trovarlo, per paura delle superstizioni che dicevano che la foresta in quel frangente ospitava anche altre cose, oltre alla demoniaca belva, come fantasmi, spiriti maligni e vergini infingarde. Inoltre, era praticamente certo che le streghe tenevano il loro sabba infernale lì, ogni anno durante quella fatidica notte. Un conto era rintracciare un mostro gigantesco antropofago, ma dover fare i conti anche con altri pericoli era qualcosa che nessun essere umano poteva gestire.

Ma quell'anno sarebbe stato diverso. Un'eroico giovane si era fatto avanti per porre fine all'incubo. Adalbrecht era il suo nome. Poco prima del tramonto, prese il suo moschetto carico, se lo mise a tracolla insieme alla sacca della polvere nera e una borsa con dentro delle salsicce al rafano, munizioni ed una fiala di acqua santa, impugnò un ascia e si addentrò nella foresta, sotto lo sguardo speranzoso e allo stesso tempo preoccupato della gente del villaggio che si era riunita per salutarlo. Non si poté portare nemmeno un cane, siccome evitavano la foresta durante quella terribile notte ed era impossibile convincerli altrimenti.

"Non credo che farete molta strada con quello" disse una voce dietro di lui, facendolo trasalire. Adalbrecht si voltò e vide un vecchio grasso, vestito di verde, con una folta barba bianca, seduto su un tronco. "Ma cosa dice? Il moschetto non mi serve per camminare, per quello ho le gambe, eh!" rispose Adalbrecht, il cui eroismo era pari alla sua scarsità di acume. "Il moschetto non farà nulla a quel demonio, credi a me. Prendi questo, invece, quando le cose si metteranno davvero male, premi qua sopra" disse il vecchio, "Oh, grazie" rispose Adalbrecht e mise l'oggetto nella sua borsa a tracolla. Dopo aver fatto pochi passi, si rese conto di come fosse impossibile che quel vecchio sapesse della sua missione, non essendo del villaggio, ma quando si girò per chiedergli spiegazioni, se ne era già andato.

Adalbrecht si inoltrò sempre di più nella foresta, mentre la penombra aumentava. All'improvviso, un fantasma comparve davanti a lui. "Bu-u-u-u-u-uuhh!" disse il fantasma, "Mi permetta di prendere la sua anima". Adalbrecht estrasse la fiala d'acqua santa e gettò alcune gocce sul fantasma. "Bu-uuuuuuh" disse il fantasma, "Non ho mai sopportato la doccia da vivo, figuriamoci da morto quella santa!" e scomparve.

Adalbrecht proseguì. Uno spirito maligno gli si parò davanti, facendolo sobbalzare all'indietro. Uno spirito maligno è come un fantasma, solo che sembra fatto di gas verdastro e ha le corna e gli occhi rossi senza pupille. "SONO UNO SPIRITO MALIGNO!" disse lo spirito maligno. Adalbrecht buttò pure su di lui dell'acqua santa. "non sono più niente", disse lo spirito maligno e scomparve pure lui. A questo punto, l'acqua santa era finita. Adalbrecht ripose la fiala vuota nella borsa e proseguì.

"Ora che ci penso, cosa sarà mai, esattamente, una vergine infingarda?" pensò Adalbrecht, ma i suoi pensieri vennero interrotti dalla visione di una donna semi sdraiata su un tronco, coperta solo da foglie, e poco. "Uhm... Secondo il parroco Raimund, solo a guardarla rischio di finire all'inferno... D'altro canto, però, lui non è qui..." pensò Adalbrecht. La donna gli ammiccò e gli fece cenno di avvicinarsi e lui obbedì. Quando le fu molto vicino, la donna chiuse gli occhi e fece per baciarlo, lui fece lo stesso.

Mentre aveva gli occhi chiusi, però, gli tornò alla mente il fatto delle vergini infingarde e decise di riaprire gli occhi, pensando che in fondo il comportamento della donna era un po' sospetto. Vide una bocca enorme con denti affilatissimi, larga quanto la sua testa, che stava per chiudersi, con la sua medesima testa dentro. Indietreggiò e fece fuoco, colpendo la donna nella sua bocca sproporzionata, facendola cadere stecchita e scomparire. "Per una volta che una donna mi desiderava..." pensò, sconsolato, Adalbrecht. Ma almeno aveva scoperto cosa erano le vergini infingarde e perché si chiamavano così.

Rimaneva meno di un'ora di luce e Adalbrecht aveva paura di non riuscire a trovare il mostro prima che facesse completamente buio. Vide delle luci in lontananza. Si avvicinò per vedere meglio e vide che era un gran fuoco sul quale cuoceva un calderone. Intorno al calderone, molte vecchie dalla faccia orrenda armeggiavano con libri e fiale e dicevano fesserie incomprensibili. Ad ogni fesseria, il liquido nel calderone ribolliva.

"Quelle simpatiche vecchie mi aiuteranno di sicuro!" pensò Adalbrecht, che non si faceva pregiudizi in base all'aspetto fisico delle persone. "Scusate, sapete dirmi dove è il Menschenfresser? Devo ucciderlo stanotte prima che faccia troppo buio e non so dove trovarlo" disse Adalbrecht alle vecchie racchie, che erano ovviamente streghe, ma lui era troppo tonto per accorgersene. Lo guardarono con aria maligna e poi dissero, rivolte verso il calderone, "Tu sei noi e noi siamo te, sorgi, oh demonio della notte più oscura".

Dopo le loro parole, un diavolo cornuto emerse dal calderone sibilando e ringhiando. "Dopotutto, credo che questo sia il sabba che le streghe tengono in questa foresta durante questa notte", pensò Adalbrecht. Il demone spalancò la bocca con un grido gutturale e si curvò verso Adalbrecht che, senza pensarci, prese la prima cosa che trovò nella borsa e gliela buttò in bocca. Il demone tossì e gorgogliò in preda a spasmi, mentre un bagliore arancione circondava lui e le streghe, che erano collegate misticamente a lui, dopodiché dei fulmini li colpirono tutti, riducendoli in cenere. Adalbrecht si rese conto che ciò che aveva gettato nella bocca del demone erano le sue salsicce al rafano, che tutti, in tutta la Germania, trovavano disgustose, diavoli compresi, a quanto pare. Non capendo come mai ci fossero stati fulmini a ciel sereno, Adalbrecht prese un tizzone dal fuoco con molta attenzione, dato che era sempre più buio, e si allontanò.

Ormai non si vedeva più granché e Adalbrecht pensò di tornare indietro, quando sentì un ululato raggelante, seguito subito dopo da rumore di arbusti spezzati e di zampe scalpitanti che correvano verso di lui. Dopo pochi secondi, una pantagruelica forma di vita canina (una specie di lupo molto grosso) gli fu davanti con un balzo ed emise un ruggito tanto possente che spense la sua torcia. La sua pelliccia era completamente nera ed aveva occhi rossi senza pupille e zanne ed artigli bianchi e lunghissimi. Era il Menschenfresser! "Ah! Finalmente! Adesso ti faccio fuori e saranno grandi festeggiamenti per me!" disse baldanzosamente Adalbrecht. Caricò in fretta il moschetto e sparò al mostro. Il proiettile si conficcò con la forza di un cecio secco sparato con una cerbottana nel corpo del Menschenfresser, che non fece una grinza.

Adalbrecht mandò a quel paese il moschetto e se la diede a gambe levate, con il Menschenfresser che lo inseguiva. Ebbe un lampo di genio e cercò nella borsa. Erano avanzate delle salsicce, le prese e gliele gettò. Il Menschenfresser si fermò, le mangiò, proruppe in un'eruttazione disgustosamente oscena e riprese l'inseguimento. "Ma in tutta la Germania proprio a lui, oltre a me, dovevano piacere le salsicce al rafano?" pensò Adalbrecht.

Allora Adalbrecht decise di usare l'ascia. Il Menschenfresser non sarebbe sopravvissuto ad un colpo preciso in fronte e lui era il miglior lanciatore d'ascia del villaggio. Si fermò e si voltò, attese che il Menschenfresser fosse a tiro e scagliò l'ascia contro di lui. Colpì dei rami sopra il diabolico mostro, mancandolo di due metri. Adalbrecht era il miglior lanciatore d'ascia del suo villaggio e anche l'unico. I rami però si spezzarono e caddero sul Menschenfresser, che scappò via grugnendo.

"Ovviamente se ne è andato! Spaventato dalla mia superiorità! Ma ora non riuscirò più a rintracciarlo!" disse fra sé Adalbrecht, "Cosa darei per ritrovarlo e dargli ciò che merita!". Dopo che disse queste parole sentì un'aria calda ed umida attorno a lui, dopodiché ci fu uno -SGNAM!!!- e vide tutto nero. Dapprima pensò che il cielo si fosse rannuvolato da un momento all'altro, ma poi capì che era stato ingoiato dal mostro. Le cose si erano messe davvero male.

La mattina dopo, nella piazza del villaggio di Vielendankendorf, uno degli uomini stava incidendo una scritta su una lapide. Stava scolpendo, "Questa statua è in memoria di Adalbrecht Von Zufriedenheitswunsch, che tentò di uccidere il Menschenfresser...". "Ma che fai?" disse Adalbrecht allo scultore, "Se scrivi così sembra che sono morto, scusa, eh". "Cosa dovrei scrivere, allora?" chiese lo scultore ad Adalbrecht. "Questa statua è in onore di... Il mio nome e cognome... Che eroicamente uccise il Menschenfresser. Così è giusto" disse Adalbrecht, "E veda di spicciarsi con la statua, non vedo l'ora di vedere il giusto tributo alle mie eroiche gesta".

Mentre lo scultore scriveva alla lettera tutto ciò che gli era stato detto, compreso "Il mio nome e cognome con i puntini di sospensione" e "Così è giusto", sopraggiunse il borgomastro che voleva congratularsi con Adalbrecht. "Adalbrecht!", disse, "La vostra impresa è un grande servigio alla nostra comunità e se ne parlerà per secoli! Molti ne scriveranno poemi e romanzi o almeno un racconto senza pretese. Ma come avete fatto a salvarvi, dopo essere stato ingoiato?". "Ho usato questa cosa che mi ha dato un vecchio all'inizio della foresta, vedete?", disse Adalbrecht e premette sulla sommità dell'oggetto, facendo uscire una sostanza bianca e profumata.

"Ho cosparso l'interno del suo stomaco con questa strana sostanza, proteggendomi dal suo acido e facendolo morire avvelenato allo stesso tempo. Il difficile è stato uscire fuori, perché...". "Sì, sì, avete reso l'idea, grazie, non aggiungete altro, meno male che vi siete fatto una bella doccia, dopo che siete tornato" disse il borgomastro. "Certo che ci sono strane scritte su questa cosa... Dovrebbe servire per... Ma chi mai vorrebbe mettersi questa cosa in faccia, se è velenosa?" commentò il borgomastro. "Non ne ho idea, Herr Burgermeister" rispose Adalbrecht. "Veramente strano" disse il borgomastro, "Il vecchio vi ha forse detto il suo nome?". "Sì, aveva un nome estremamente buffo, di sicuro un soprannome, più che un nome, ma non lo ricordo...", rispose Adalbrecht, "Ah! Ora ricordo! Ha detto di chiamarsi 'Weihnachtsmann'".

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